Fabrizio de André: la mostra
Bella e colma di testimonianze del poeta genovese la mostra che, iniziata nel magnifico contesto dell’Ara Pacis il 24 Febbraio, avrà termine il 30 Maggio 2010.
A dieci anni dalla sua scomparsa il cantautore è più vivo che mai; nella mostra viene tracciato l’intero percorso della sua vita: dai numerosi contributi in video degli amici e collaboratori alle testimonianze di Dori e di Cristiano.
Ricordi materiali, manoscritti, annotazioni scritte sui libri, dischi, locandine e strumenti musicali; voce viva di un passato che fa divenire Fabrzio immortale.
Le sue canzoni e i suoi versi, intrisi di rabbia con semplice genialità, risvegliano la coscienza di tutti e col trascorrere del tempo rimarranno sempre attuali.
Un poeta contemporaneo che esprimeva il suo pensiero con un italiano limpido e corretto; senza giri di parole esponeva una lucida denuncia della società in chiave satirica. Tutto questo sempre e comunque caratterizzato da una forte umiltà: se sapeva parlava altrimenti stava zitto; un filmato di quattro ore arricchisce e completa la mostra. Fabrizio non era quasi mai al centro dell’attenzione, non compariva in televisione, ha sempre seguito la sua strada, il suo sentire, libero sempre, fuori dagli schemi; chi possiede queste qualità non ha bisogno di pubblicità alcuna, emerge e basta; l’ho sempre detto: “chi parla non sa ma chi sa fa”!
Chiudo con una sua citazione e consiglio a tutti di andare a vedere questa mostra!
“Non chiedete a uno scrittore di canzoni
che cosa ha pensato, che cosa ha sentito prima dell’opera:
è proprio per non volervelo dire
che si è messo a scrivere.
La risposta è nell’opera.”
Fabrizio de André


marzo 1st, 2010 at 8:38 pm
Credo che tu abbia toccato un punto molto importante della figura di De André, lui semplicemente faceva, cantava con il suo stile e scriveva con le parole che esprimevano come vedeva il mondo, senza fare tante polemiche e senza apparire più di tanto in televisione.
Diciamo praticamente il contrario di molti dei nostri “artisti” moderni, più presenti nei talk show che nei loro studi di registrazione o in qualunque altro luogo in cui dovrebbero produrre la loro arte.
Sarebbe davvero bello, nel paese dove tutti parlano e niente funziona, che avessimo tante persone così… insomma devo assolutamente andare a vedere questa mostra
marzo 11th, 2010 at 10:31 am
Carissima Simona,
il tuo blog è sempre una fonte inesauribile di idee, di colori, di sensazioni legate allo scorrere quotidiano della vita.
Il ricordo di De Andrè, poeta di una musica e di sensazioni che mi hanno accompagnato nella mia infanzia e adolescenza, mi fa nascere considerazioni agrodolci sul presente.
Quando, insieme agli amici con i quali ho condiviso quegli anni fantastici, ascoltavamo sotto le stelle le musiche del “pescatore” o di “marinella” o strimpellavamo sulla chitarra le note di “attenti al gorilla”, ci si dimenticava di come la pensavamo diversamente sulla politica o sulle grandi questioni della vita. Ci godevamo insieme un momento di felicità e ci rendevamo conto quanto era bello stare insieme.
Come sai, io vengo da una famiglia umile, di operai, dove il valore del lavoro è stato sempre considerato fondamentale.
E io ho cercato di applicare nella mia vita quello che la mia famiglia, in questo campo mi ha trasmesso.
Il lavoro è il modo dove realizzare le proprie aspirazioni, dove cercare una identità, dove far crescere le proprie ambizioni di migliorarsi professionalmente ed economicamente.
Ho svolto lavori umili e mal pagati, importanti ed ottimamente retribuiti. Molti datori di lavoro mi hanno apprezzato e gratificato. Alcuni mi hanno rifilato solenni fregature.
Ma sempre ho apprezzato il lavoro.
E dovunque sono stato ho cercato sempre di dare e poche volte di chiedere.
Le parole di Fabrizio nel precedente intervento: ” … nel paese dove tutti parlano e niente funziona …” non mi possono che far venire in mente il momento lavorativo che stiamo vivendo.
E devo dire che, personalmente, lo sto vivendo con grande sofferenza.
E’ inaccettabile la mancanza di rispetto che vedo verso il lavoro.
E’ inaccettabile vedere troppi uffici vuoti da mesi.
Le battaglie se si vogliono fare, si facciano, ma a proprie spese!
Se uno ha il coraggio di dissentire lo faccia se ha le palle per farlo, altrimenti taccia.
Cominciamo a valutare le persone dalla qualità del lavoro che svolgono e dall’impegno che ci mettono.
Il mio piccolo staff è sempre presente, vive in un clima sereno e, qualche volta addirittura allegro. E’ impegnato in mille iniziative e duemila progetti. E’ sempre a disposizione di tutti e non ha mai cercato di buggerare qualcuno.
Il giorno che nevicava, ci siamo riuniti a casa mia per finire un lavoro importante, perchè la Sede era irraggiungibile.
E questo perchè crediamo che il nostro contributo sia utile per fornire quel servizio ai ragazzi che è alla base della Mission del nostro Istituto.
Questo vuol dire essere dei professionisti.
E vivere così il proprio lavoro vuol dire certamente stancarsi ma sicuramente avere la dignità che viene dall’essere fieri del proprio operare.
E questa fierezza ci da anche la Libertà di poter criticare o dissentire su di una scelta,ma sempre proponendo e sforzandoci di dare il nostro contributo per il bene comune.
Per quello che mi riguarda, cercherò sempre di essere fedele a quei versi di De Andrè, dove il pescatore ” … non si guardò neppure intorno, ma versò il vino e spezzò il pane per chi diceva ho sete e ho fame … ”
Ad altri lascio il discutibile piacere di bussare con i piedi a porte dove si dispensano favori in cambio di dignità e dove gli specchi sono pietosamente opachi …