La Profe (Diario di un insegnante con gli anfibi)

La profeStudenti indomiti, colleghi frustrati, genitori da lapidare a colpi di Treccani; cosa succede quando un blog lo scrive una professoressa?

Il libro è molto divertente e realistico, “mal comune mezzo gaudio”, in tutte le scuole si verificano gli stessi problemi… La scrittrice è Antonella Landi, insegna Lettere in una scuola di Firenze. Da un paio d’anni tiene un blog, molto amato da professori e studenti.

E’ proprio vero: ci vogliono gli anfibi per calarsi in questa scuola, il coraggio di lasciarsi sorprendere, abbandonare i pregiudizi e fidarsi solo di quello che si prova tutti i giorni entrando in classe. La vita di classe è piena di comicità e di poesia!

La Profe protagonista di queste pagine è una che indossa gli anfibi, per l’appunto, anzichè “completini Luisa Spagnoli e mocassini dal tacco barzotto”. Un insegnante stile Attimo fuggente, che ama gli studenti ma non sopporta, tanto per capirsi: la sala professori, i “progetti”, i colleghi che insegnano per ripiego, ma anche quelli “sciatti che puzzano”.

In questo libro ironico e veritiero, distillato di un blog che da un paio d’anni è il punto di riferimento di insegnanti e studenti sparsi per la rete, Antonella Landi racconta la quotidianità talvolta esaltante e talvolta deprimente della vita scolastica: gite, supplenze, colloqui con i genitori, Consigli di classe, slanci didattici e assurdità burocratiche.

Consiglio la lettura a tutti: prof, allievi, direttori e coordinatori ;)

One Response to “La Profe (Diario di un insegnante con gli anfibi)”

  1. Fabrizio Says:

    Probabilmente la categoria degli insegnanti è un pò bistrattata nel nostro paese, negli altri non ho esperienza, ma mi dicono che non è proprio come da noi.

    D’altra parte se i docenti devono formare le nuove generazioni, devono essere motivati a farlo, motivati sia dal punto di vista economico che di soddisfazione professionale, magari con un accento più marcato sulla didattica piuttosto che sulle scartoffie, sulla burocrazia e sulla trasformazione della scuola in un’azienda che, pur di produrre profitti (o iscritti), sacrifica un pò troppo.

    Insieme al turismo, all’arte e alla storia, probabilmente uno dei nostri maggiori vantaggi competitivi verso altri paesi è la nostra cultura, la capacità di produrre idee con gusto e stile… sarebbe un peccato se tutto questo andasse perduto.

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