L’amore unisce le anime… (Stefano Pavan)

giugno 2nd, 2010

Riporto sul mio blog, questo articolo pubblicato da Stefano su facebook… Buona lettura!

“L’amore è una cosa meravigliosa” era il titolo di una famosa pellicola di Henry King del 1955.
Bisogna ammettere che non esiste frase più vera della suddetta.
Ci sono coppie di dipendenti che vivono nell’unità dei sentimenti e nella gioia della condivisione dei loro attimi esistenziali.

Fantastico! Il motore del mondo non funziona grazie al petrolio ma è l’amore che crea la vera motivazione nella nostra vita.

Incontri esclusivi, convivenza alternativa, matrimonio irripetibile, libri intelligenti letti metà per uno, la spesa macrobiotica insieme al supermercato solidale anche se poi si compra la coca-cola, i barattoli sigillati da lui con la marmellata realizzata dalle mani esperte di lei, le vacanze più belle…nella casetta in periferia, le feste comandate più giuste e i capodanni insieme a personalità eccellenti che gli conferiranno favori convenienti ai familiari stretti .

Sempre insieme nell’amore, nel giusto e mai nel male. Anche nel patimento e nella malattia. Addirittura per stare sempre insieme, i nostri eroi, si ammalano lo stesso periodo e rientrano al lavoro, dopo mesi di malattia, pagata dai contribuenti, proprio lo stesso giorno questo perché la sofferenza nell’amore va sempre condivisa e soprattutto tutelata.

E costoro si batteranno per la difesa dei diritti…loro.
Esclusivamente loro e se qualcuno con qualche evidente capacità in più dovesse dimostrare maggiori competenze è sicuramente un malfattore e su questo non c’è alcun dubbio e quindi va immediatamente screditato.

Se poi, durante il periodo di malattia, dove come per miracolo nessuno richiede per loro una visita fiscale, partecipano in piazza alla vittoria del nuovo leader politico, che problema c’è!

Anche se in precedenza il nuovo leader non lo consideravano affatto, criticandolo in mille modi perché erano ospiti fissi della precedente fazione politica, qual’è l’anomalia?

Forse perché sono stati presenti, fuori dal loro domicilio, proprio durante l’orario del possibile controllo fiscale?
Ma su! Non fossilizziamoci su queste inezie. Brunetta ci passerà sopra.
In ogni caso questi esempi di etica civile sono e saranno sempre nel giusto anche se, in quel preciso momento, erano chiaramente visibili davanti a una folla di testimoni perplessi.

Che meravigliosa intesa di coppia in questa Italietta di parole, amore e anime.
L’amore unisce le Anime…de li…!!!

saluti e ossequi.

A Antonio E MariaPia Pavan, Adolfo Di Balsamo, Michele Gravano e altri 7 piace questo elemento.

COMMENTI AL POST

Antonio E MariaPia Pavan
coppie vergognose ahhhhhhh

Renata Sieni
purtroppo, dovrebbero davvero tornare le bierre, il problema è che non sono mai esistite, i mandanti sono sempre loro, gli impunibili.

Enrico Massarini
Caro Stefano, ho sempre sospettato che tu fossi un piccolo genio….ed in effetti, nota dopo nota, stai rafforzando la mia idea :)

Elena Mazzoni
Egregio Segr. Lei è genio e smemoratezza…La ammiro.

Iozzi Laura
che dire una coppia romanticamente opportunista!

Simona Biffignandi
Silvio li fa e poi li accoppia…

Renata Sieni
Grrrrr, più la leggo e più mi arrabbio.

Federica Sistopaolo
semplicemente ammirevole!!! Grande come sempre il nostro Stefano e proprio per questo degno della nostra stima! Un abbraccio. Sei forte!!!

The Final Countdown

maggio 24th, 2010

Quest’anno scolastico è volato, siamo agli sgoccioli…
Il 4 Giugno si chiuderanno le attività formative con lo spettacolo di Ulderico Pesce, attore e regista italiano che ho avuto il piacere di conoscere a teatro; questo artista è anche autore e narratore di opere teatrali, molte delle quali trattano temi cari alle popolazioni della sua terra, la Basilicata, e del Mezzogiorno in generale. Tra queste ricordiamo “Asso di monnezza”, monologo che con vivido realismo denuncia i traffici illeciti di rifiuti in Italia, “Contadini del Sud”, tratto dall’opera di Rocco Scotellaro e Amelia Rosselli che narra la vita di Rocco Scotellaro attraverso i suoi stessi testi, “Levi Carlo Graziadio” che racconta il confino di Carlo Levi in Lucania, “L’innaffiatore del cervello di Passannante” in cui si narra la storia dell’anarchico Giovanni Passannante autore dell’attentato ad Umberto I di Savoia e condannato ad una durissima e disumana prigionia, “Storie di scorie” che racconta del pericolo nucleare in Italia, dei depositi di Rotondella, Saluggia, Casaccia e delle grandi manifestazioni popolari del novembre 2003 contro la decisione di creare un deposito nazionale di scorie nucleari a Scanzano Jonico, “FIATo sul collo”, spettacolo che narra dei 21 giorni di lotta degli operai FIAT di Melfi, “Evviva Maria”, in cui si racconta la storia dei moti di Reggio Calabria del 1970.
In particolare, lo spettacolo cui avremo il piacere di assistere è il primo della lista sopra riportata, e cioè “Asso di monnezza”, centrato sul tema degli effetti devastanti degli inceneritori; gli adolescenti devono sapere: l’informazione è preziosa, sempre. La rappresentazione si terrà presso la sede di P.zza San Paolo.

Per concludere, il 19 Giugno, sempre presso la sede di P.zza San Paolo, sarà allestita dagli ex-allievi una mostra fotografica. Gli stessi ragazzi si occuperanno di esporre ai presenti tutte le attività realizzate durante l’anno formativo: filmati del camposcuola, interviste agli autori e scrittori che sono venuti a trovarci e materiali prodotti da docenti e allievi durante le attività extra-curriculari; la giornata si chiuderà con uno spettacolo teatrale e un concerto acustico, anch’essi a cura dei nostri ragazzi.
Sono davvero fiera ed orgogliosa di tutte le persone che hanno lavorato in sinergia con la sottoscritta, trattasi sia di personale non docente che degli insegnanti. Ma soprattutto ringrazio di cuore i ragazzi per il loro impegno e per la loro gioia di vivere, ragazzi che come ogni anno mi hanno resa felice in ogni istante trascorso in loro compagnia.
Grazie a tutti!

TRAPIANTI: PATTO TRA 140 COMUNI LAZIO PER DONAZIONE ORGANI

marzo 11th, 2010

 Ieri al Campidoglio gli allievi della sede di San Paolo hanno ricevuto il premio letterario, che emozione rivederci al Tg3…

L’UNITA’ (ANSA) – ROMA, 10 MAR – Un patto per divulgare la cultura della donazione di organi e’ stato firmato questa mattina in Campidoglio da 140 comuni del LaziO. Il primo firmatario del ‘Patto di solidarieta’ per la vita’ e’ stato il Comune di Roma che ha rinnovato la sua adesione all’iniziativa lanciata per la prima volta nel 2005. Durante la cerimonia della firma sono stati premiati 20 studenti vincitori del concorso ‘I giovani per la promozione della vita’ che ha coinvolto 2.500 ragazzi nell’elaborazione di temi, disegni, dvd e lavori teatrali sul tema della donazione. ”I sindaci si sono impegnati a divulgare la cultura della donazione – ha detto il commissario straordinario dell’Agenzia regionale per i trapianti Carlo Umberto Casciani – donare un organo e’ un grande atto di amore e generosita’ verso chi non ha altra speranza di vita se non il trapianto”. ”Questo accordo ha una duplice importanza – ha sottolineato il delegato alla Sanita’ del Comune di Roma Adolfo Panfili – da una parte diffondere la cultura del trapianto perche’ il dono e’ un messaggio d’amore, dall’altra riflettere sul tema dell’ efficienza e sulla clinical governance, ovvero su come gestire al meglio la distribuzione degli organi e come accedervi in modo etico e civile. Ma ancora piu’ importante – ha concluso – e’ l’attivita’ di comunicazione che i comuni devono fare su questo tema per sensibilizzare i cittadini e informarli sull’importanza della donazione”. (ANSA)

Fabrizio de André: la mostra

febbraio 28th, 2010

Bella e colma di testimonianze del poeta genovese la mostra che, iniziata nel magnifico contesto dell’Ara Pacis il 24 Febbraio, avrà termine il 30 Maggio 2010.
A dieci anni dalla sua scomparsa il cantautore è più vivo che mai; nella mostra viene tracciato l’intero percorso della sua vita: dai numerosi contributi in video degli amici e collaboratori alle testimonianze di Dori e di Cristiano.
Ricordi materiali, manoscritti, annotazioni scritte sui libri, dischi, locandine e strumenti musicali; voce viva di un passato che fa divenire Fabrzio immortale.
Le sue canzoni e i suoi versi, intrisi di rabbia con semplice genialità, risvegliano la coscienza di tutti e col trascorrere del tempo rimarranno sempre attuali.

Un poeta contemporaneo che esprimeva il suo pensiero con un italiano limpido e corretto; senza giri di parole esponeva una lucida denuncia della società in chiave satirica. Tutto questo sempre e comunque caratterizzato da una forte umiltà: se sapeva parlava altrimenti stava zitto; un filmato di quattro ore arricchisce e completa la mostra. Fabrizio non era quasi mai al centro dell’attenzione, non compariva in televisione, ha sempre seguito la sua strada, il suo sentire, libero sempre, fuori dagli schemi; chi possiede queste qualità non ha bisogno di pubblicità alcuna, emerge e basta; l’ho sempre detto: “chi parla non sa ma chi sa fa”!

Chiudo con una sua citazione e consiglio a tutti di andare a vedere questa mostra!

“Non chiedete a uno scrittore di canzoni

che cosa ha pensato, che cosa ha sentito prima dell’opera:

è proprio per non volervelo dire

che si è messo a scrivere.

La risposta  è nell’opera.”

Fabrizio de André

Incontro con Aldo Onorati

gennaio 15th, 2010

Biografia dell’autore

Aldo Onorati  nasce ad Albano Laziale nel 1939. Da studente ribelle passa giovanissimo all’insegnamento nelle scuole elementari nella provincia sud di Roma, per poi diventare professore di latino e italiano nelle scuole superiori. Da sempre nel mondo dell’editoria, vanta come maestro il grande editore Armando Armando. Tra le sue amicizie illustri Domenico Rea, Pierpaolo Pasolini, Roberto Rossellini. Aldo Onorati è tradotto in varie lingue, fra cui francese, russo, esperanto. E’ giornalista di testate nazionali e membro di giurie di premi internazionali quali il “Città di Penne-Mosca”;è autore di saggi critici, sillogi poetiche e romanzi celebri. Tra le sue maggiori opere ricordiano “Lettera al padre”, “Nel frammento la vita” e “La sagra degli ominidi”.
Cultore di Dante, ha dato vita ad un ambizioso progetto di “Lectura Dantis ” in varie parti d’Italia.

Considerazioni sull’incontro…

Una persona di altri tempi, completamente incontaminata e legata ai valori più veri e sani della vita. L’autore dei Castelli Romani è venuto a trovarci a scuola: un incontro emozionante, ricco e divertente; gli allievi delle classi terze hanno ricevuto un bellissimo libro, “lettera al Padre”. Prossimamente Aldo tornerà  presso il teatro di P.zza San Paolo e i ragazzi  avranno modo di interagire attivamente con lo scrittore dando vita ad un dibattito  sul testo cui gentilmente l’autore si presterà.

Recensione del libro “Lettera al Padre”

Ispirandosi alla ben nota opera omonima del grande autore praghese Franz Kafka, un maturo Aldo Onorati si rivolge all’ormai settantenne padre. Le sue parole nei confronti del genitore sono di sincera gratitudine e ringraziamento per esser riuscito a trasmettere al figlio valori fondamentali dell’esistenza umana, quali la fiducia nel prossimo, l’amore per la vita e per la società umana intiera. Nonostante da un punto di vista prettamente borghese, e quindi del capitale,  il comportamento del padre possa risultare in alcuni frangenti a dir poco impulsivo (alcune azioni esporranno la famiglia a perdite economiche di una certa portata), esso trasmette un più alto senso della dignità uamane dell’amore per il prossimo. Valori, questi, che al giorno d’oggi non solo sono privi di importanza ma addirittura divengono sempre più spesso motivo di derisione.

Altre considerazioni…

Lettera al Padre è molto acuta e viva ed è un quadro perfetto del travaglio ideologico e morale dell’intero dopoguerra (e soprattutto di questi ultimi anni). E’ scritta con estrema forza e con grande intensità di stile.

Giorgio Bàrberi Squarotti

La figura del padre acquista qui dimensioni più vere e positive, per divenire simbolo di un’umanità paziente e sapiente, decorosa e dignitosa, di saggia e “civile” sobrietà, di dedizione totale.

Franco Di Carlo (da “Italianistica”)

La lettera di Aldo Onorati non è irta di riflessioni sociologiche e morali; tutt’altro; è un continuo appassionato incontro, fatto di ricordi, suggestioni, spunti emotivi che arrivano dentro: perchè lo stile è forbito, di scrittore pulito e chiaro, nelle parole come nei concetti…

Rodolfo Doni (da “Il Tempo”)

In questa lettera (che può tranquillamente essere collocata accanto ai colloqui con il padre di un Cardarelli e di uno Sbarbaro), Onorati non si lascia mai intimorire dal comodo conformismo…

Francesco Grisi (da “Il Borghese”)

Onorati si conferma autore assolutamente libero da mode, da conformismi. Chissà come lo scorticheranno gli egualitaristi, i permissivisti, i femministi che infestano i mass-media…

Federico Orlando (da “Il Giornale Nuovo”)



Albano: grande successo per Notre Dame de Paris Categorie: Notizie dalla Provincia di Roma

dicembre 22nd, 2009

Questa volta siamo andati a finire sui giornali…
La replica è stata strepitosa, questo articolo l’ho ripreso da “punto a capo online”, poi siamo finiti sul giornale, castelli news e addirittura sul messaggero :-)

Notre Dame de Paris , incanta il pubblico del teatro S. Paolo
La compagnia dei Senza Licenza , conquista con la replica del musical

Al teatro S.Paolo di Albano spopola, per la seconda volta, il “Notre Dame de Paris”. In scena sabato scorso la replica dell’opera di Victor Hugò. Sul palco gli attori della Compagnia “Senza Licenza” dell’Albafor di Albano.
Roberto Tagliaventi, Irina Carletti, Giada Rossi, Emilio Rivituso, Mattia Giordano, Roberta Pasciuti, i nomi dei cinque attori protagonisti che, diretti dalla profes­soressa Simona Brugnoli, con talento e profes­sionalità hanno interpretato l’appassionante e struggente storia d’amore del gobbo Quasimodo e la gitana Esmeralda.
Sulle musiche di Riccardo Cocciante i giovani accompagnati sul palco dal corpo di ballo, composto rigorosamente dagli studenti dell’istituto del città ‚ hanno affascinato il pubblico intonando, con voci melodiose e dal vivo, pezzi musicali diversi e complicati
Un’Esmeralda suadente, un Quasimodo leale dal cuore sincero, un perfido Frollo, un affascinante Fedro, una Chopin altruista sino al sacrificio della propria vita, e, per finire, una Fiordaliso innamorata, la giostra dei personaggi rappresentati nel musical durato due ore e diviso in due tempi.
“L’emozione che il teatro trasmette – ha raccontato Irina – è indescrivibile a parole. La mia è una pas­sione che dura da circa quindici anni e che intendo portare avanti. Esmeralda? Sì, in qualche modo mi assomiglia”.
Come per ogni compagnia che si rispetti anche per i “Senza licenza” non sono mancati, poi, provini per la selezione del cast e prove a ritmo serrato prima della giornata di debutto a giugno e prove generali ancora per la replica.
“I ragazzi – ha dichiarato la pre­side Brugnoli – hanno lavorato sodo e con serietà come dei veri e propri profes­sionisti, interpretando un’opera certamente non semplice. Il pubblico aveva già a giugno dimostrato di apprezzare e anche sabato gli applausi non sono mancati. Il modo in cui hanno recitato conferma che in ciascuno di questi ragazzi si nasconde un potenziale talento che aspetta solo l’occasione di manifestarsi”.
“La qualità dello spettacolo – ha dichiarato il sindaco Mattei, seduto in prima fila sabato mattina nella sala del teatro S. Paolo – insieme alle altre iniziative portate in scena dalla scuola dimostra che credere nei ragazzi, al di là di ogni pos­sibile apparenza, è un atto dovuto per scoprire e far emergere i tanti promettenti talenti del nostro territorio. Albano è da sempre foriera di artisti eterogenei e l’Albafor ha dimostrato, in questo senso, di custodirne diversi”.
Ad impreziosire il musical la scenografia curata da Giulia Sabbatini, Federica Romaggioli, Denny Coletta, Federica Taglietti, Giorgia Pipero, Orsola Borzillo, Mickey Middei, Jes­sica Cinelli e Noemi Romaggioli, e i costumi di Franca Saccar

Perle ai porci

ottobre 31st, 2009

3864-19975_gianmarco-perboni-peOttimo libro di Gianmarco Perboni, un insegnante che lavora nella scuola pubblica italiana da quasi vent’anni. Dopo un estenuante precariato come docente di tedesco e inglese, attualmente ha una cattedra di ruolo di lingua inglese in una scuola secondaria di provincia.

Mentre leggevo le prime pagine ho pensato che il professor Perboni  fosse un po’ troppo cinico e severo, privo di pazienza e con poca umiltà; volevo mandargli una mail e suggerirgli un altro lavoro…
Poi mi sono resa conto che il mio giudizio era troppo affrettato e dovevo leggere il testo in chiave ironica e satirica.

Il professor Perboni racconta un intero anno scolastico a partire da settembre e realizza un’accurata descrizione dell’apparato scolastico, dagli alunni fino ad arrivare al corpo docente, con tutte le sue realistiche sfumature.

Secondo lo scrittore gli studenti italiani di oggi fanno parte di una generazione scoraggiante, irrecuperabile e bovinamente supina. Ragazzi che hanno come unica aspirazione quella di partecipare ad Amici, adolescenti viziati da genitori disposti a coprire i loro figli e a procurare certificati medici fasulli e pronti a denunciare l’insegnante al primo brutto voto (non importa se meritato). Fino a vent’anni fa quando uno studente tornava a casa con un bel “due” prendeva un sonoro ceffone dai genitori; adesso è l’insegnate a rischiare una sberla!

Allievi ormai resi incontrollati da docenti sempre più confusi e demotivati da uno stipendio ridicolo e da incombenze burocratiche assurde e contraddittorie. Ma Perboni non teme nulla, va dritto per la sua strada con guardo disincantato e realistico; per sopravvivere mette in atto la sua strategia, il suo personale metodo da carogna…

Il libro è veramente divertente, va letto tutto d’un fiato, avvilisce e diverte contemporaneamente perchè, raccontando di interrogazioni da purga staliniana, inquietanti consigli docenti e surreali colloqui con i genitori, mostra un quadro veritiero che dovrebbe farci piangere ma che diventa irresistibilmente comico.

Buona lettura!!!

Nonostante gli sforzi di Perboni, i suoi allievi hanno tradotto così lo slogan Life is now : Vivere è avanti”, “Ti amerò sempre”, “Non è vita”, “Vivere o morire! e “Viva la neve”.

Fra i quindicenni di tutti i Paesi Ocse, gli italiani sono al quartultimo posto per le conoscenze in matematica e al sestultimo per le capacità di lettura (dati 2009).


BOCCIATO IL LODO ALFANO

ottobre 9th, 2009

Mi sembra il minimo e non capisco cos’altro debba fare il “nostro” premier per essere cacciato a pedate nel sedere; ce l’ha messa davvero tutta ma, nonostante questo, c’è ancora chi lo difende.

Mi vergogno per lui ed al suo posto mi sarei dimessa da tempo; solo in Italia si vedono queste cose ma l’amarezza più grande è questa: a tutt’oggi, pur volendogli sottrarre la fiducia accordatagli dalla maggioranza dei miei concittadini, non saprei davvero a chi concedere il medesimo onore.

So che per questa affermazione potrei essere accusata di mero qualunquismo, ma credo che la situazione politica attuale giustifichi ampiamente questa, non solo mia, sfiducia di fondo.

Ciò di cui il nostro paese ora più che mai ha bisogno è un vero leader, un uomo giusto e illuminato, oserei dire una guida che possa riportare alle vecchie e ormai svanite glorie di un tempo questo mio suolo che tanto mi è caro e che oramai è deriso da tutto il mondo.

Uso dell’accento

ottobre 9th, 2009

Vademecum sull’accento:
quando indicarlo e dove pronunciarlo

Quando ci vuole e quando no

Quando si parla, l’accento si fa sentire in tutte le parole, perché tutte lo hanno, tranne rarissime eccezioni. Quando si scrive, non sempre c’è bisogno di segnare l’accento, anzi: i casi in cui è obbligatorio indicarlo sono pochi. Noi, desiderosi di cavarvi da ogni impiccio, ve li indichiamo tutti. Nello scritto, l’accento va segnato:

* nelle parole tronche (cioè accentate alla fine) con più di una sillaba: La servitù emigrò in Perù;
* nelle seguenti parole formate da una sola sillaba: dà, dì, è, là, lì, né, sé, sì, tè, ciò, già, giù, più, può, scià. Ma attenzione: le prime nove parole di questa lista hanno dei corrispettivi che vanno scritti senza accento. In particolare,

l’accento va messo su… l’accento non va messo su…
dà (verbo dare): Mi dà fastidio da (preposizione): Vengo da Bari
dì (il giorno): La sera del dì di festa di (preposizione): È amico di Marco
è (verbo essere): È stanca e (congiunzione): coltelli e forchette
là (avverbio di luogo): vai là la (articolo o pronome): La pizza, la mangi?
lì (avverbio di luogo): Rimani lì li (pronome): Non li vedo
né (congiunzione negativa): Né carne né pesce ne (avverbio o pronome): Me ne vado; te ne importa?
sé (pronome): Chi fa da sé fa per tre se (congiunzione): Se torni, avvisami
sì (affermazione): Sì, mi piace si (pronome): Marzia non si sopporta
tè (la bevanda): Una tazza di tè te (pronome): Dico a te!

In tutte le altre parole di una sillaba l’accento non va segnato.

* Nei casi di ambiguità, quando una parola si distingue da un’altra solo per la diversa posizione dell’accento, può essere utile indicarlo. Per esempio:

mi pare che àbitino qui è un bell’abitìno

l’àncora della nave non è ancóra tornato

* Alcuni, quando il pronome sé è seguito da stesso e medesimo, tralasciano di indicare l’accento, perché in questo caso il se pronome non può confondersi con se congiunzione: se stesso, se medesimo. Noi, però, consigliamo di indicare l’accento anche in questo caso, e quindi di scrivere sé stesso, sé medesimo.
* Per quanto riguarda la parola su, è meglio scriverla sempre senza accento: “Venite su!”
* Scrivete do (prima persona del presente indicativo di dare) e soprattutto sto (prima persona del presente indicativo di stare) sempre senza accento: “Ti do ragione”, “Sto qui ad aspettarti”. Qualcuno mette l’accento sul verbo do, per distinguerlo dalla nota musicale: ma nessuno confonderebbe questi due do, così come nessuno confonde i due re!
* La stessa indicazione vale per fa e sta (terze persone del presente indicativo di fare e stare) e per gli avverbi qui e qua, che non devono mai avere l’accento.

Acuto e grave

[...] stiamo parlando [...] dei due diversi tipi di accento che possono caratterizzare le parole. L’accento di perché, per esempio, non è lo stesso di caffè: il primo, che va dal basso verso l’alto, si chiama acuto, mentre il secondo, che va dall’alto verso il basso, si chiama grave.

In genere, quando si scrive, non si fa attenzione al tipo di accento, e lo si segna come un trattino obliquo da appoggiare distrattamente sulla vocale finale. Ma nell’uso veramente corretto le cose non stanno così: con l’accento acuto (´) indichiamo la e chiusa di perché, con l’accento grave (`) indichiamo la e aperta di caffè. Se vogliamo che il nostro scritto sia impeccabile, dobbiamo rispettare queste differenze: soprattutto se non scriviamo a mano, ma usiamo una macchina per scrivere o il computer, distinguiamo fra la é e la è: sulla tastiera c’è un tasto apposta per questo!

Per aiutarvi, vi diamo l’elenco della parole più comuni che richiedono l’accento acuto sulla e finale: affinché, benché, cosicché, finché, giacché, né, nonché, perché, poiché, purché, sé (quando è pronome: “Marco pensa solo a sé”), sicché, ventitré e tutti i composti di tre (trentatré, quarantatré, centotré, ecc.); infine, le terze persone singolari del passato remoto di verbi come battere, potere, ripetere, ecc.: batté, poté, ripeté, ecc.

In tutti gli altri casi, l’accento sulla e finale è grave. Ricordate, in particolare, di segnarlo sulla terza persona del presente indicativo del verbo essere: è, su tè e su caffè. [...]

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Senza indugiare in ulteriori spiegazioni, si fornisce qui una lista di termini dall’accentazione “dubbia”, tratti sia dal testo già citato sia inseriti su suggerimento dei nostri lettori (come Alessandro B., Giovanni B., Nino B., Angelo C., Francesco C., Donatella F., Alessandra G., Bianca G., Elena G., Maria Teresa G., Lucia L., Michela L., Leonardo M., Nicoletta M., Chiara S., Viviana S., Andrea T.), proponendo l’accentazione (più) corretta.

Abbàcino / abbacìno (voce del verbo abbacinare): pronuncia più sorvegliata abbacìno

Abbaìno / abbàino (sopraelevazione sul tetto di un fabbricato): abbaìno

Àbrogo / abrògo (voce del verbo abrogare): io àbrogo, ti àbroghi, egli àbroga, loro àbrogano

Acribìa / acrìbia (‘precisione miracolosa’): acribìa

Adùlo / àdulo (voce del verbo adulare): adùlo

Alcalìno / alcàlino (‘che ha qualità di alcali, relativo agli alcali’): alcalìno, ma il sostantivo maschile plurale àlcali, non alcàli

Alchìmia / alchimìa: accettabili entrambe le pronunce, alchimìa più frequente

Alopecìa / alopècia (‘caduta di capelli’): accettabili entrambe le pronunce; la prima si rifà al greco, la seconda al latino

Amàca / àmaca: la pronuncia corretta è amàca

Anamorfòsi / anamòrfosi: entrambe le pronunce sono corrette; la prima è più comune, quella con l’accento ritratto si rifà al greco.

Anòdino / anodìno (‘insignificante’): anòdino

Appendìce / appèndice: la pronuncia corretta è appendìce

Àrista / arìsta: la pronuncia corretta è àrista

Arrògo / àrrogo (voce del verbo arrogare): la pronuncia corretta è io arrògo, tu arròghi, egli arròga, loro arrògano

Arteriosclèrosi / arterioscleròsi: accettabili entrambe le pronunce; la prima segue il greco, la seconda il latino

Assólo / àssolo: la pronuncia corretta è assólo (da a solo)

Autòdromo / autodròmo: la pronuncia corretta è autòdromo

Balaùstra / balàustra (‘parapetto che chiude un balcone, una scalinata’): balaùstra

Baùle / bàule: la pronuncia corretta è baùle

Bocciòlo / bòcciolo: la pronuncia corretta è bocciòlo

Bolscevìco / bolscèvico: la pronuncia più corretta è bolscevìco

Cadùco / càduco: la pronuncia corretta è cadùco

Callìfugo / callifùgo: la pronuncia corretta è callìfugo

Cànide / canìde (‘della famiglia dei Cànidi’): la pronuncia corretta è cànide

Carìsma / càrisma: la pronuncia più corretta è carìsma

Centèllino / centellìno: la pronuncia corretta è centellìno

Circùito / circuìto: circùito quando ci si riferisce al ‘percorso di una gara’ o a un ‘circuito elettrico’, circuìto come participio passato del verbo circuìre

Claustròfobo / claustrofòbo (come claustrofòbico ‘chi ha paura degli spazi chiusi’): la pronuncia corretta è claustròfobo

Codardìa / codàrdia: la pronuncia corretta è codardìa

Collànt / còllant (‘calzamaglia fine’): la pronuncia corretta è collànt

Còlossal / colòssal (‘film grandioso e spettacolare’): la pronuncia corretta è colòssal

Io cònstato / io constàto: entrambe le pronunce sono solitamente registrate dai dizionari, ma la prima a venire indicata – e quindi quella più corretta – è io constàto

Còrreo / corrèo (‘imputato di un reato insieme con altri’): la pronuncia più corretta – e meno usata – è còrreo

Cosmopolìta / cosmopòlita: la pronuncia corretta è cosmopolìta

Cucùlo / cùculo: la pronuncia corretta è cucùlo

Cùpido / cupìdo: se usato nel senso di aggettivo, ‘bramoso’, è cùpido, se ci si riferisce al dio dell’amore, Cupìdo

Dagherròtipo / dagherrotìpo (vecchio tipo di fotografia): la pronuncia corretta è dagherròtipo

Dàrsena / darsèna (parte del porto destinata alle riparazioni navali): la pronuncia corretta è dàrsena

Depliànt / dèpliant: la pronuncia corretta è depliàn (senza la ‘t’ finale, essendo una parola francese)

Diàtriba / diatrìba (‘discorso polemico’): pronuncia etimologicamente più corretta diàtriba, più comune diatrìba

Dissuadére / dissuàdere: la pronuncia corretta è dissuadére

Diurèsi / diùresi: da preferire la pronuncia diurèsi

Ecchìmosi / ecchimòsi: la pronuncia corretta è ecchìmosi

Èdema / edèma: accettabili entrambe le pronunce; la prima viene dal greco, la seconda dal latino

Edìle / èdile: la pronuncia corretta è edìle

Elèttrodo / elettròdo: la pronuncia corretta è elèttrodo

Elèvo / èlevo: preferibile la pronuncia all’italiana io elèvo, tu elèvi, egli elèva. La pronuncia io èlevo, tu èlevi, egli èleva si rifà invece al latino

Elzevìro / elzèviro (‘articolo di fondo della pagina letteraria di un giornale’): la pronuncia corretta è elzevìro

Enùresi / enurèsi: la pronuncia corretta è enurèsi

Epòdo / èpodo (nella metrica classica, verso minore che seguiva a uno maggiore formando con esso un periodo metrico): la pronuncia corretta è epòdo

Errata còrrige / errata corrìge (‘lista di errori da correggere, posta in fondo ai libri’): la pronuncia corretta è errata còrrige

Esplèto / èspleto (voce del verbo espletare): la pronuncia più corretta è io esplèto, tu esplèti, egli esplèta

Èureka / eurèka (‘evviva’): la pronuncia corretta è èureka

Farìngeo / faringèo: la pronuncia corretta è faringèo

Flògosi / flogòsi (‘infiammazione’): accettabili entrambe le pronunce, la rpima derivante da greco, la seconda dal latino

Fortùito / fortuìto: la pronuncia più corretta e diffusa è fortùito

Gòmena / gomèna: la pronuncia corretta è gòmena

Gratuìto / gratùito: la pronuncia corretta è gratùito

Guaìna / guàina: la pronuncia corretta è guaìna

Ìlare / ilàre: la pronuncia corretta è ìlare

Ìmpari / impàri: la pronuncia corretta è ìmpari

Inàne / ìnane (‘inutile, inefficace’): la pronuncia corretta è inàne

Incàvo / ìncavo: la pronuncia corretta è incàvo

Infìdo / ìnfido: la pronuncia corretta è infìdo

Ìnternet / Internèt: la pronuncia corretta è Ìnternet

Io intèrseco / io intersèco: la pronuncia giusta è io intèrseco, tu intèrsechi, egli intèrseca… essi intèrsecano

Io ìntimo / io intìmo (voce del verbo intimare): si può dire sia io intìmo, all’italiana, o io ìntimo, alla latina

Islàm / Ìslam: la pronuncia corretta è Islàm

Isòtopi / isotòpi: la pronuncia corretta è isòtopi

Leccòrnia / leccornìa: la pronuncia corretta è leccornìa

Lemnìscata / lemniscàta (‘curva piana a forma di otto’): la pronuncia corretta è lemniscàta

Libìdo / lìbido: la pronuncia corretta è libìdo

Lùbrico / lubrìco (‘disonesto’, ‘lascivo’): la pronuncia corretta è lùbrico

Medìceo / medicèo: la pronuncia corretta è medìceo

Melòmane / melomàne (‘appassionato di musica’): la pronuncia corretta è melòmane

Mìmesi / mimèsi: entrambe le pronunce sono accettate; la prima deriva dal greco, la seconda dal latino

Mollìca / mòllica: la pronuncia corretta è mollìca

Monolìto / monòlito: entrambe le pronunce sono corrette. Alcuni vocabolari, come il Dizionario Italiano Sabatini Coletti (DISC), riportano monòlito come forma da preferire. I dizionari riportano anche monolìte, forma derivata dal francese, altrettanto corretta.

Mulìebre / mulièbre (‘femminile’): la pronuncia corretta è mulìebre

Nècrosi / necròsi: entrambe le pronunce sono accettate; la prima deriva dal greco, la seconda dal latino

Nobèl / Nòbel: la pronuncia corretta è Nobèl

Nòcciolo / nocciòlo: nòcciolo quando si parla del ‘guscio legnoso che ricopre il seme di alcuni frutti’, nocciòlo se si parla dell’albero che dà le nocciòle

Omeòpata / omeopàta: la pronuncia corretta è omeòpata

Òmero / omèro: òmero in riferimento all’osso che va dalla spalla al gomito; mentre il poeta è Omèro

Ossimòro / ossìmoro: sono corrette entrambe le pronunce

Osteòpata / osteopàta: la pronuncia corretta è osteòpata

Peróne / pèrone: la pronuncia corretta è peróne

Persuadére / persuàdere: la pronuncia corretta è persuadére

Presàgo / prèsago (‘che presagisce gli avvenimento futuri’): la pronuncia corretta è presàgo

Prosàpia / prosapìa (’stirpe’, ’schiatta’): la pronuncia corretta è prosàpia

Pudìco / pùdico: la pronuncia corretta è pudìco

Regìme / règime: la pronuncia corretta è regìme

Ròbot / robòt / robò: la pronuncia più corretta è ròbot

Rubrìca / rùbrica: la pronuncia corretta è rubrìca

Sàlgari / Salgàri (cognome del famoso scrittore di romanzi d’avvenutura): la pronuncia corretta è Salgàri

Salùbre / sàlubre: la pronuncia corretta è salùbre

Sàrtia / sartìa (cavi di rinforzo degli alberi delle navi): la pronuncia corretta è sàrtia

Scandinàvo / scandìnavo: più corretto scandinàvo, molto usato ma meno corretto scandìnavo

Io sepàro / io sèparo (voce del verbo separare): la pronuncia italiana e più diffusa è io sepàro, tu sepàri, egli sepàra; la pronuncia io sèparo, tu sèpari, egli sépara non è sbagliata, ma riprende l’uso latino.

Seròtino / serotìno (’serale’): la pronuncia corretta è seròtino

Sìlice / silìce (‘diossido di silicio’): la pronuncia corretta è sìlice

Io stràripo / io strarìpo: la pronuncia corretta è io strarìpo

Sutùra / sùtura: la pronuncia corretta è sutùra

Tarsìa / tàrsia (composizione formata da tipi diversi di uno o più materiali): la pronuncia corretta è tarsìa

Tèrmite / termìte: la pronuncia corretta è tèrmite

Tralìce / tràlice: la pronuncia corretta è tralìce

L’ùltra / l’ultrà: la pronuncia più diffusa è ultrà

Ùpupa / upùpa (tipo di volatile): la pronuncia corretta è ùpupa

Uràli / Ùrali: la pronuncia corretta è Uràli

Utènsile / Utensìle: se usato come aggettivo, es. la macchina utensile, la parola va pronunciata utènsile; se la parola viene usata da sola, es. l’utensile del fabbro, va pronunciata utensìle

Io valùto / io vàluto: la pronuncia più corretta è io valùto, tu valùti, egli valùta

Zàffiro / zaffìro: la pronuncia più diffusa è zaffìro, ma zàffiro non è sbagliato, perché segue la pronuncia greca.

Pensieri…

novembre 1st, 2008

Ci mancava solo facebook… è un po’ che non scrivo sul blog,  sta accadendo anche a me, la tecnologia mi sta assorbendo, io che l’ho sempre contestata…Aiuto! 

Spero che dopo questo periodo di scioperi e manifestazioni ci sarà qualche cambiamento positivo per la scuola e per la ricerca, ma dopo l’approvazione della riforma Gelmini le speranze iniziano ad abbandonarmi.

Stamane vado a vedere la mostra di Picasso e per la seconda volta quella di Basquiat, la prossima settimana porterò alcune classi e visto che farò da guida preferisco vedere i dipinti in anticipo, spero che quella di Picasso sia più interessante di quella vista qualche anno fa.

Buon week-end a tutti e a presto per le recensioni!!!